- Centro studi dannunziani

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D’ANNUNZIO E LA LINGUA ITALIANA D’OGGI
42° Convegno dannunziano
Pescara - Mediamuseum, Liceo Classico "G. d'Annunzio", Liceo Scientifico "G. Galilei"
26-28 novembre 2015


Ricorre quest’anno il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri, universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti di tutti i tempi, letto, studiato, tradotto in quasi tutte le lingue del mondo e nel nostro paese considerato come il padre della lingua italiana che ancora oggi, secondo l’opinione di Tullio De Mauro, resta per almeno il settanta per cento quella dantesca.
Se Dante è il padre indiscusso della nostra lingua, sicuramente, per quel che riguarda il Novecento, Gabriele d’Annunzio è stato colui che ha dato l’impulso maggiore al suo rinnovamento, pescando dalla tradizione letteraria e dai dizionari, creando in abbondanza neologismi, arricchendo straordinariamente il suo lessico.
Il poeta pescarese, che, anche riguardo all’uso della lingua si è spesso confrontato con Dante, uno dei suoi grandi modelli, si vantava di aver usato, nella sua straordinariamente ricca produzione letteraria, quarantamila parole, ponendosi in antagonismo con il Sommo poeta, che ne aveva usate solo dodicimila.
Sembra innegabile che D’Annunzio, amato e criticato quanto si vuole, abbia rappresentato un punto di riferimento e di confronto obbligato per tutti i poeti e i narratori che sono venuti dopo di lui.
Pur se molti sono stati i contributi dedicati negli ultimi decenni a questi argomenti, anche con approfonditi studi su singoli autori e con la compilazione di dizionari, ci sembra utile, in un momento così complesso come il nostro, anche nell’uso della lingua attraverso le nuove tecnologie, un ulteriore approfondimento che tenga conto dell’eredità linguistica dannunziana, non solo riferita alla letteratura, che pure occupa un posto preminente, ma anche alla lingua che noi quotidianamente usiamo.

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