Femmine e Muse della marchesa Teodolinda Pomarici

Centro Nazionale Studi Dannunziani

Si apre con la figura della marchesa Teodolinda Pomarici di Castrovalve la serie dedicata alla costellazione di "Femmine e muse dannunziane" più o meno note che con la loro amicizia, il loro amore, o più semplicemente con la loro presenza, hanno lasciato traccia nella vita inimitabile di Gabriele d'Annunzio.

Gabriele d'Annunzio è in vacanza a Pescara nell'estate autunno 1880, alle prese tanto con la ristampa del volume poetico Primo vere, "corretto con penna e fuoco", quanto con un vario e intenso corteggiamento di fanciulle anche invogliato e facilitato dall'aura del fresco successo letterario. Tra queste è Teodolinda Pomarici di Castrovalve, figlia di un capitano borbonico, figlioccia di donna Luisetta, madre del poeta. Egli la conosce da anni; in quell'autunno decide di legarla a sé. Tornato al Collegio Cicognini di Prato, confeziona lettere nelle quali esprime garbatamente e velatamente i propri sentimenti. La ragazza si tiene dapprima sul generico, poi, quando Gabriele azzarda di più, dopo avergli attestato stima per la grande intelligenza, il 10 gennaio 1881 gli confessa di considerarlo "una farfalla desiderosa di affumicarsi le ali a questa e a quella candela" e conclude "ti assicuro intanto che senza sentire il bisogno della più minima corrispondenza, posso esserti amica, per quanto sincera, altrettanto affezionata".